di Stefano Joppi

Gli applausi di Tommasi. «Il calcio dilettantistico ha una funzione sociale»

HANNO DETTO 12 lug 2022
Il sindaco Damiano Tommasi sul palco con il conduttore della serata, Davide CailottoGianni Orfei ex giocatore dell’HellasMarco Pacione ex Hellas e storico dirigente del Chievo Il sindaco Damiano Tommasi sul palco con il conduttore della serata, Davide CailottoGianni Orfei ex giocatore dell’HellasMarco Pacione ex Hellas e storico dirigente del Chievo

Nel febbraio del 2020, nella plancia dello stadio Bentegodi, Damiano Tommasi era stato scelto da L’Arena come il testimonial della decima edizione del Pallone d’Oro. Dall’alto della sua importante carriera calcistica “l’anima candida” di Roma, con la consueta umiltà e gentilezza, si era prestato a dare quel tono di sontuosità al concorso promosso dalla redazione sportiva. D’altronde il suo cammino calcistico, da giocatore in erba di un paese della provincia all’ascesa all’olimpo del calcio internazionale a fianco di campioni inimitabile come Francesco Totti, lo portava ad incarnare alla perfezione lo spirito del concorso del “Pallone d’oro”. Meglio il Bronzo ci disse visto che gioco ancora nel Sant’Anna d’Alfaedo. A distanza di poco più di due anni si è trovato a premiare i giovani talenti di casa nostra nelle vesti di primo cittadino di Verona. «No, giuro mai avrei pensato all’epoca di candidarmi e ancor più diventare sindaco di Verona», afferma con sorriso sornione al termine della cerimonia del Pallone d’Oro condotta per TeleArena da Davide Cailotto. Sul palco prima di premiare i vincitori Tommasi ha sottolineato come da giocatore ancora in attività abbia accumulato più stagioni nei dilettanti che da professionista. «Di certo con la maglia del Sant’Anna d’Alfaedo ho messo in fila più campionati di tutta la mia carriera calcistica. Sono contento perché vivere da dentro il mondo dilettantistico dà l’opportunità di avere il polso di una comunità. Non è un caso se spesso chi è il presidente di una squadra di calcio nel giro di pochi anni diventi il sindaco del paese. Il calcio ha una funzione sociale». Ad aprire la serata e a portare il saluto del gruppo Athesis il direttore de L’Arena Massimo Mamoli. In giacca e cravatta a fianco delle piscine del centro acquatico ha sintetizzato l’anima dell’iniziativa che per l’ennesimo anno ha fatto giungere in redazione sette milioni di voti. Tutti rigorosamente scritti a mano sugli appositi tagliandi pubblicati in questi mesi sul nostro quotidiano. «C’è una cosa che oggettivamente sembra non negoziabile: la passione per il calcio, per la propria squadra. Non è stato facile perché venivamo da due anni difficili. Al di là dell’entusiasmo che sprigionano serate come questa nasce spontanea la domanda: esiste una spiegazione ragionevole che ci fa capire da dove nasce questo fuoco che attraverso il calcio alimenta le nostre comunità? Ecco io risponderei in un solo modo. Recentemente in un colloquio privato in Vaticano con il Papa ho chiesto al Santo Padre: “Se dovessi spiegare ad un bambino cos’è la felicità Lei Santità cosa risponderebbe?“. “Beh io non glielo spiegherei, gli darei un pallone e farei giocare quel bimbo“. Ecco credo che il segreto sia tutto qui. Il calcio è quell’arte che in 90’ condensa la storia universale. In una partita abbiamo il raggiungimento di un traguardo, la sconfitta, la passione, l’amicizia», ha concluso Mamoli lasciando ad un campione del passato come Sergio Pellissier il compito di “benedire” l’iniziativa del Pallone d’Oro. «Ho già partecipato da ospite ad un’altra edizione. È bella perché dà la possibilità ai ragazzi che partecipano di godersi un premio. Però se mi è permesso vorrei che oltre alla raccolta dei punti venisse conteggiato anche il giudizio dei singoli allenatori. Loro sanno chi sono i giocatori più forti. E lì vedi realmente i valori in campo». Sulla stessa lunghezza d’onda anche Giovanni Orfei, attuale mister del Pescantina, un passato da professionista ed ex compagno nella Sambonifacese di Jorginho. «Ci siamo visti una settimane fa a Verona in una visita lampo. È sempre lo stesso. Un ragazzo umile, d’oro. Si ricorda del suo passato a Verona e sono felice dei suoi successi. Se li è meritati perché ha fatto la gavetta vera», saluta Orfei che era solito portare a casa il diciottenne giocatore brasiliano dopo gli allenamenti al Tizian di San Bonifacio. Al suo fianco Marco Pacione pronto ad elogiare l’iniziativa de L’Arena. «Il mondo dilettantistico da cui provengo si merita questo palcoscenico». L’ex team manager del Chievo glissa invece sulle trattative in corso con il Sona per riportare i mussi volanti nel calcio che conta. Quello dilettantistico ovviamente.•.