di Riccardo Perandini

Baltieri e i suoi prescelti «Leoni merita attenzione»

PARLA L’ESPERTO 17 mag 2022

Marcatura stretta. Difficile andargli via. Filippo Baltieri è uno di quelli abituati a «sentire» l'uomo: metro su metro, palla su palla quand'era in campo; nelle trattative oggi, di cui è un abile tessitore. Tecnici o giocatori, poco cambia: difficilmente non porta a casa quanto si prefigge. Baltieri è l'attuale direttore sportivo dell'Albaronco: l'estate sarà lunga e caldissima, terreno fertile di una campagna acquisti quanto meno ambiziosa, com'è nello stile della società. Il taccuino è già pieno d'appunti: lungo l'annata ha macinato chilometri, visionato partite di più categorie. Conosce i profili di lignaggio, s'è segnato i giovani che ne hanno catturato l'interesse: la sua esperienza, traversale alle categorie, toccate tutte sia da giocatore che da dirigente, gli permette uno sguardo a tutto tondo. Difficile strappargli un nome quando ogni discorso è in embrione. Ma c'è da giurarci che più di un profilo presente tra i candidati al Pallone d'oro de L'Arena rientrerà nelle sue mire. «Tra oro e argento c'è qualità diffusa, anche a livello di giovani promesse. Chi chiamerò? Qualcuno sicuramente. Ma lo tengo per me: ad inizio mercato si gioca sempre a carte coperte».

Hai citato le giovani promesse, un tema caldissimo quando lo si collega all'obbligo di far giocare le quote. Favorevole o contrario?
Sarei anche favorevole, un'opportunità è giusto darla. Ma poi la palla passa ai ragazzi: ok i tre anni di rodaggio, ma devono metterci del loro, senza crearsi aspettative fasulle. Quest'anno ho imparato una lezione che mi porterò dentro.

Sarebbe?
Cercherò profili che cercano un'esperienza intensa nel calcio: non bastano nè le qualità fisiche o tecniche. Non dico nulla di nuovo, ma il vissuto sul campo permette di mettere a fuoco alcune variabili di questo mondo. Giovani o esperti, conta la mentalità: il ragazzo che viene per migliorarsi a prescindere da ogni altro fattore, il giocatore di calibro che viene a dare l'esempio. Voglio ragazzi che portino qualcosa allo spogliatoio e non pensino solo a ricevere.

Scorriamo la lista del pallone d'oro. Un podio che dribbla i soliti noti?
Lo costruisco volentieri pescando tra i giovani. Ho visto molte partite quest'anno, ho un'idea precisa di quello che dico: non parlo per passaparola. Al primo posto metto Marco Leoni della Belfiorese, poi Alberto Fiumicetti del PescantinaSettimo e Matteo Muzza del Valgatara.

Le ragioni della scelta?
Leoni lo conosco da tempo, ha dimostrato nel vivaio di avere grandi qualità tecniche, confermandole in categoria: può crescere ancora. Identico il discorso per Fiumicetti, mentre di Muzza ho apprezzato l'applicazione e l'intensità con cui gioca.

Peschiamo tre profili d'argento meritevoli di un balzo di categoria?
Anche qui mi gioco due profili giovani, dopo Luiz Herber dell'Audace che metto per primo: Luiz è un talento puro, lo noti subito quando tocca palla. Dipenderà da lui, ma può avere l'ambizione di scalare un'altra categoria almeno. Dopo Herber scelto Marastoni del San Giovanni Lupatoto: ho visto pochi giocatori col suo passo, in contropiede è devastante. Poi Paolo Forgia della Virtus: uno dei pochissimi a poter dire d'essere un vero trequartista.

Un nome fuori lista?
Un professionista mancato è Giacomo Boseggia, punta che ho avuto a San Martino. Tecnicamente è fortissimo, se non avesse avuto problemi fisici avrebbe meritato un'altra carriera.

Il tuo podio dei tecnici?
Li dico in ordine di categoria, dal bronzo all'oro: tre nomi con cui ho lavorato. Ivan Benin, Marco Burato, Filippo Damini.

Sei stato direttore sportivo anche nelle categorie del Pallone di bronzo. Esiste anche lì la mentalità cui ti riferivi poco fa?
Assolutamente sì, non c'è calcio senza mentalità. Per questa categoria scelgo tre nomi che conosco personalmente: Patrick Cavalletti del Valeggio, Christian Molas del Borgoprimomaggio e Alberto Vailati della Nuova Cometa. Tre punte differenti per modo di giocare, ma ciascuno potenzialmente decisivo alla sua maniera..