di Riccardo Perandini

Campedelli stila il podio «Zerbato, numeri d'oro»

FIL ROUGE 26 apr 2022

Oggi, 26 aprile, sul giornale L'Arena il tagliando da 30 punti, per votare il proprio campione preferito. 

***

Raffinato numero dieci da giocatore, abile tessitore dai modi posati nell'attuale ruolo di direttore generale della Virtus. Il profilo ed il vissuto di Diego Campedelli tendono un lungo filo rosso tra il dilettantismo più puro e il primo professionismo. Diego è un profondo conoscitore della Verona nel pallone. A cavallo tra gli anni Novanta e i primi quindici del Duemila è stato un elegante trequartista tra la Terza e la Promozione, dal 2013 fa parte dello staff dirigenziale della Virtus, con cui è arrivato in Serie C scollinando per due volte la D, prima dai play off, poi vincendola. Percorso che lo rende un misurato interprete della scala a pioli che porta dai dilettanti ai pro, compresa la lista dei candidati alla 12a edizione de Il Pallone d'oro de L'Arena.

Diego, partiamo dalla salvezza della Virtus. Euganeo di Padova espugnato oltre il novantesimo, i play off persi per un punto...
Conta aver portato a casa la categoria: era la priorità, non dimentichiamolo. Sembrava che per noi l'ultima partita potesse essere una passerella, molti ci davano già per salvi anche da sconfitti. Invece si sono incastrati tutti i risultati a nostro favore. Abbraccio tutti i ragazzi, vincere in un Euganeo pieno rimarrà una bellissima pagina di storia.

Il rammarico?
Aver perso i play-off per un soffio, anche a causa di punti buttati con squadre che non sono superiori a noi: penso alla Pergolettese, alla Pro Patria, al Fiorenzuola, alla Giana. L'ultima Virtus aveva le qualità per piazzarsi nei play-off.

Passiamo ad indagare il mondo dei dilettanti. Sei nel calcio da una vita: prima trequartista, poi dirigente. Chi sono i maestri della tua longeva passione?
Potrei citarne molti, scelgo due nomi: Adelchi Malaman e Claudio Sganzerla. Sapevano capire cosa poter chiedere in termini di professionalità ad un dilettante: sul campo ci sapevano fare perché prima capivano la testa dei giocatori. Due maestri nel creare alchimia.

I talenti dei tuoi anni?
Filippo Perinon, oggi secondo di Paolo Sammarco all'Ambrosiana, era mio compagno a Casteldazzano: segnava in ogni modo, da ogni posizione. C'entrava poco, per doti calcistiche, coi dilettanti. Poi Andrea Gregorotti: punta atipica ma dalla grande elevazione nel gioco aereo.

Si può insegnare calcio, educando il talento anche in Terza e Seconda?
Sì. Se penso ai miei ultimi anni di carriera, ricordo gli allenamenti di mister Di Nicola al Real Vigasio: sapeva insegnare un calcio moderno anche nell'ultima categoria dei dilettanti. Oggi vedo bene Massimiliano Signoretto dell'Alpo Lepanto, in Seconda: per come vive il calcio, può emergere, anche salendo di categoria.

Scorriamo la lista dei candidati all'incontrario. Partiamo dalla zona bronzo: il tuo podio?
Parto da Filippo Pavoni della Clivense: merita un discorso a parte. Ha giocato nel Chievo, era nella rosa del Legnago in Serie C l'anno scorso. La scelta di ripartire dalla Terza, per sposare il progetto della Clivense, è qualcosa che non si vede più. Mi complimento con lui. In seconda piazza vedo Alberto Cattivera della Virtus United: ha vinto la D con noi, è un giocatore almeno da Eccellenza, è in Terza per amicizia. Poi bomber Nicolò Bolla del Sommacustoza.

Passiamo all'argento. Il profilo da mettere in vetrina?
Paolo Forgia della Polisportiva Virtus. È un '99 ma gioca in Promozione da titolare fisso da quattro anni. Ha tutto per stare nell'alto dilettantismo da protagonista. Poi per il podio scelgo due punte: Mario Di Cristo della Montebaldina e Matteo Tommasi del San Peretto.

Prima di passare alla zona oro: quale tecnico meriterebbe la Panchina d'oro?
Indubbiamente Paolo Corghi del Villafranca. Ha vinto unendo gioco, risultati e un profondo lavoro per la società, elevando all'alta Eccellenza diversi giovani del vivaio. Per il podio della zona oro, primo e secondo posto a due profili del Caldiero: Lorenzo Zerbato e Nicolò Baldani. Lorenzo ha numeri che parlano per lui, Nicolò è un terzino sinistro o un braccino della difesa a tre che promette bene. Per il terzo posto scendo in Eccellenza e dico Melaca del Vigasio: punta giovanissima ma capace di coniugare tecnica e struttura fisica. E' un profilo da seguire, ha ampi margini di crescita. .