di Nicolò Imperio

Il ritorno di Beghin «Noi vecchi siamo punto di riferimento»

PALLONE D'ARGENTO 25 mag 2022

Luca Beghin quest'anno ha deciso di riprendere con il calcio giocato, difendendo i colori del suo paese. «Dopo tre anni di inattività, ho accettato il progetto dell'Oppeano, una società super dove si sta davvero bene». Il difensore classe '86 può vantare una carriera di prestigio. «Ho esordito con il Padova, mia città natale, in C1 dopo aver fatto tutte le trafile delle giovanili. Poi sono stato alcuni anni in Serie D, con la Sambonifacese invece siamo saliti in C dove ho giocato per due stagioni». Prosegue: «A un certo punto sembrava che potessi anche andare in Serie B al Mantova, poi però, per una serie di motivi, ho perso il treno». Da lì a poco la decisione di lasciare il calcio come unico impiego. «Dopo una stagione storta a Vigasio e con la nascita di mio figlio, mi sono dedicato al lavoro e ho appeso gli scarpini al chiodo per tre anni». La vita da professionista è tanto bella quanto dura, racconta Beghin. «Il mondo del calcio professionistico è strano e difficile, devi fare continui sacrifici, mantenere sempre il corpo in stato perfetto, perché alla fine è lui che deve correre la domenica. I weekend poi sei sempre impegnato per le partite e ovviamente non puoi uscire con gli amici». Quest'anno, sarà stato l'entusiasmo dell'Europeo o la passione che scalpitava, Luca ha deciso per il ritorno sul terreno di gioco. «Ho riiniziato la stagione, convinto da un mio caro amico, al San Martino, ma la Serie D era troppo impegnativa, allora sono venuto all'Oppeano in Promozione, paese dove abito». Una società con un'organizzazione impeccabile, dice Beghin. «Ne ho viste tante, l'Oppeano come benessere e direzione si merita almeno una categoria in più». Ed è questo l'obiettivo che si pone l'esperto difensore. «Voglio rimanere per portare la mia squadra nel posto che le spetta e ripagare gli sforzi del presidente». Beghin può essere un modello anche per i giovani ragazzi che si affacciano per la prima volta al mondo dei senior. «Mi piace essere il punto di riferimento, ma noi "vecchi" siamo più buoni rispetto a quelli di una volta. I tempi sono cambiati, ad esempio ora vedo i giovani con il telefonino in spogliatoio o ai pranzi prepartita, prima invece era una cosa impensabile». Una vita da terzino, per poi spostarsi negli ultimi anni in centro alla difesa, che ha determinato la scelta dei suoi giocatori preferiti. «Mi piaceva tantissimo Maicon, tra quelli attuali Theo Hernandez, terzini che galoppano sulla fascia». Sicuramente ora che la stagione è terminata, aspetterà la fine dell'edizione del Pallone D'Argento per vedere in che posizione si classificherà. «Seguo molto la gara, mia moglie mi sta facendo da "general manager", coordinando le mamme dei miei compagni, membri della società e molti miei amici. Ci proveremo fino alla fine». .