di Nicolò Vincenzi

La parabola di Mori. Dal Sona ai viaggi in bus con Kumbulla

IL CENTROCAMPISTA. Il ritorno a Lugagnano 12 mag 2021
Enrico Mori Enrico Mori

Si dice che si ritorni sempre dove si è stati bene. E quindi, spesso, a casa. Così Enrico Mori, centrocampista centrale del Lugagnano, classe 2001, dopo aver girato la provincia, è tornato nella squadra del suo paese la scorsa estate. Lui, in realtà, è di Canova di Sona, piccola frazione veronese, ma il Lugagnano - inteso come Lugagnano calcio - è stato una delle sue prime squadre.

Partito nel Sona United, a quattro anni, è quindi approdato proprio al Lugagnano dove ha dato i primi calci al pallone. La chiamata dell'Hellas, appuntamento col destino che non poteva essere rifiutato, lo ha fatto diventare grande. «Con il Verona», racconta il diciannovenne, «ho fatto la trafila dai pulcini agli esordienti». Partito bambino è uscito dalla cantera gialloblù adolescente. «Mi ricordo i viaggi sul pulmino con Kumbulla», dice Enrico tornano un po' indietro con la memoria. Il pensiero va al calciatore - ex Verona - oggi in forza alla Roma, di un anno più grande di Mori. Ma in quella squadra, la stessa di Enrico, c'era anche Giuseppe Di Serio, trentino che conta già qualche esperienza in serie A con la maglia del Benevento. «Al Verona c'era un modo completamente diverso di allenarsi, con tanta tecnica. Ma era anche un sacrificio: finivo scuola, pranzavo al volo e poi andavo subito al campo per gli allenamenti. Non è stato facile», sottolinea il centrocampista che si ispira a Casemiro («mi piacciono i mediani che non mollano mai», dice).

Finita l'esperienza al Verona, la tappa successiva si chiama Villafranca. «Qui», spiega il giovane centrocampista, tifoso della squadra della Scala, «ho giocato fino agli juniores nazionali. Ma della squadra élite, sia giovanissimi che allievi, ero il capitano». Quella squadra, aggiunge ancora il candidato al pallone d'argento, era sì fatta per puntare alla salvezza, ma, aggiunge: «Ci siamo sempre tolti delle belle soddisfazioni». Per il debutto in prima squadra, però, Enrico ha dovuto attendere ancora.

Fino a quando il ds del Pescantina l'ha chiamato per la spedizione in Promozione. Campionato, quello segnato dall'inizio della pandemia, e quindi interrotto a metà, che vedeva la formazione del diciannovenne di Canova davanti a tutti. «Ho provato una grande emozione quando sono sceso in campo», confessa, «per la prima volta nel calcio dei grandi». Esperienza, però, durata poco fino al ritorno - e qui si chiude il cerchio - al Lugagnano. «Avevo voglia di tornare a casa, lo confesso», spiega. Enrico, al campo - anche se, come tutti, da un po' è lontano - deve conciliare gli impegni sia di studio che di lavoro. «Ambizioni? Non mi sono posto limiti. Voglio dare sempre tutto, dare il meglio e vedere fino a dove arrivo».