di Riccardo Perandini

«Marastoni top fra i giovani. Per Bolla parlano i numeri»

24 mag 2022
L’allenatore Jodi Ferrari è sulla panchina del ValgataraLuca MarastoniFilippo Pavoni (Clivense)Lorenzo Zerbato (Caldiero) L’allenatore Jodi Ferrari è sulla panchina del ValgataraLuca MarastoniFilippo Pavoni (Clivense)Lorenzo Zerbato (Caldiero)

Jodi Ferrari è una scommessa vinta. Quel tecnico che cinque anni fa appariva ai più come una scelta azzardata del Valgatara ora è riconosciuto tra i più preparati e credibili del campionato d’Eccellenza. S’è costruito sul campo, Ferrari. Entrando in punta di piedi, cercando di capire i giocatori, di contestualizzare la sua idea di calcio. Fino a guadagnarsi l’aggettivo di tecnico ’credibile’, complimento vero se per chi fa l’allenatore. Se il Valgatara oggi s’attesta tra le formazioni di lignaggio in Eccellenza lo si deve ad un gran lavoro d’insieme: rete di cui per cinque lunghi anni lui è stato il primo tessitore. Ferrari da giocatore era una punta mobile, con un tabellino che tiene il conto di oltre cento reti realizzate. Da rapace d’area ha navigato tra la Terza e la Promozione. Vissuto che lo rende osservatore attento di prospetti noti e da scoprire a lungo la scala a pioli dei campionati dilettantistici veronesi. Jodi, da azzardo a tecnico stimato in modo trasversale. Qual è il fattore che ti ha permesso di superare le ritrosie che tendenzialmente accompagnano un tecnico giovane alla prima esperienza nel calcio di categoria? «La fiducia che mi ha concesso la società Valgatara: questo lo dirò sempre, loro lo sanno. Il primo anno è stato complicato per tutti: era la prima volta per l’intero Valgatara in Eccellenza. I risultati non arrivavano, potevo esser messo in discussione io, il gruppo di giocatori. Invece ci è stato concesso il tempo di lavorare senza pressioni: ci siamo salvati senza fare rivoluzioni sul mercato. Così è iniziato il mio percorso». Ora che il ciclo quinquennale si è felicemente concluso, troviamo un filo conduttore che sia in grado di descrivere i cinque anni a Valgatara. «La condivisione sul piano umano, dal punto di vista tecnico la costante ricerca di facilitare la vita ai calciatori. Nessuno inventa nulla: il mio lavoro è sempre stato orientato a semplificare il gioco a chi lo gioca. Sempre proponendo, mai per imposizione». La soddisfazione più grande? «Sentir dire giocatori navigati che con me hanno maturato la voglia di imparare, di vivere con gusto ed interesse gli allenamenti. Aspetto cruciale per chi fa l’allenatore». Un tema caldissimo riguarda la gestione dei sottoquota, per cui vige l’obbligo di titolarità. La tua visione? «Costruire mentalità: se il ragazzo non viene al campo con la voglia di imparare tecnica e tattica non esistono. Su questo siamo molto indietro: se l’allenamento inizia alle sette e un quarto non si può arrivare al campo alle sette e dieci. Sono aspetti sui quali si deve lavorare nei vivai: oggi chi lavora coi giovani ha un compito difficilissimo perché il calcio non è più l’unica attrattiva come un tempo, quando si giocava ore per strada». Scorriamo la lista dei candidati al Pallone d’oro, il miglior profilo green? «Marastoni del San Giovanni Lupatoto. Per capacità di spaccare la partita e di finalizzare il gioco va tenuto d’occhio per l’Eccellenza e direi anche qualcosa in più. Sul podio del pallone d’argento metto lui al primo posto». Completiamolo, questo podio. Secondo e terzo posto? «Matteo Tommasi del San Peretto: l’ho allenato, con noi a Valgatara è cresciuto notevolmente come giocatore. È sceso in Prima e ha fatto la differenza: 23 gol bastano e avanzano per capire cosa dico. Poi Forgia della Virtus». Eccellenza e Serie D sono le tue categorie. Il tuo podio? «Zerbato e Filiciotto del Caldiero, nei loro ruoli sono dei maestri della categoria. Poi Marchesini del Sona: si è confermato in D, è uno dei migliori attaccanti esterni in circolazione». La prima scelta per il pallone di bronzo? «Bomber Nicolò Bolla del Sommacustoza. Ci ho giocato contro, nelle sue categorie in area fa sempre la differenza: i numeri parlano per lui». Due che possono salire di categoria? «Riccardo Gasparato della Pieve San Floriano, poi Filippo Pavoni della Clivense: è sceso in Terza per il progetto della società, ma non c’entra niente coi dilettanti».•.