di Riccardo Perandini

Mauro Cannoletta: «Riprenderei Andreis, voto Shults. Visto Marchetti? È tornato al top»

INTERVISTA 07 mar 2022
Qui Pescantina FiumicettiTecnico top Nicola LonzarTecnica e cuore Ignacio ShultsDecide Marchetti Il bomber del Villa «è tornato al top: segna solo su azione»Annata vincente Mauro Cannoletta, diesse del Villafranca, al Gala del Pallone d’oro 2019 con Sergio Pellissier Qui Pescantina FiumicettiTecnico top Nicola LonzarTecnica e cuore Ignacio ShultsDecide Marchetti Il bomber del Villa «è tornato al top: segna solo su azione»Annata vincente Mauro Cannoletta, diesse del Villafranca, al Gala del Pallone d’oro 2019 con Sergio Pellissier

L’ouverture è griffata da Mauro Cannoletta. L’alzata del sipario sulla dodicesima edizione de Il Pallone d’oro de L’Arena offre al direttore sportivo del Villafranca, capolista indiscusso in Eccellenza, lo spunto per fare la tara al lungo stuolo di candidati delle tre categorie: oro, argento, bronzo. Per l’occasione Cannoletta è il profilo ideale: direttore già vincente e destinato a vincere ancora. Villafranca era ed è rimasto il suo feudo: tra alti e bassi lui è rimasto saldo al suo posto. Godendo dei successi e metabolizzando i passaggi a vuoto, inevitabili riti di passaggio per impostare una crescita dalle radici. Quella in corso è una stagione aurea: il suo Villafranca ha vinto tutte le partite, sedici di fila, macchiate da una sola sconfitta; gioca un calcio fluido, redditizio, organizzato, che esalta il talento diffuso dei tanti profili cresciuti nella cantera azulgrana. Uno degli aspetti che inorgoglisce di più il direttore: se sarà Serie D, a fine stagione, il vero successo sarà aver maturato la solida consapevolezza d’aver coniugato il culto del vivaio con il risultato più ambito nella categoria più nobile del dilettantismo puro. «L’annata del Villafranca rimane meravigliosa anche dopo lo stop col Garda», l’incipit offerto da Cannoletta. «L’obiettivo da qui alla fine rimane lo stesso: vincere rimanendo noi stessi. Mantenere questo cammino sarebbe un’impresa».

Direttore, s’alza il sipario sulla dodicesima edizione del Pallone d’Oro de L’Arena. Diamo una rapida scorsa ai candidati: la prima impressione?
«Davvero un bel mix di icone del nostro calcio e di giovani leve che lo potranno diventare. Poi noto un particolare che mi fa piacere: molti dei candidati sono passati da Villafranca».

Quali tra gli ex Villafranca allora riprenderebbe?
«Andreis della Belfiorese, un difensore che è una garanzia in Eccellenza. Non lo avrei mai fatto partire: profili come lui sono altrove perchè abbiamo deciso di far maturare i nostri giovani, come Abbate, che gioca nel suo ruolo».

Altri ex di spicco?
«Ignacio Shults è il capocannoniere della Promozione con la Virtus. Lui è un giocatore che può tornare in Eccellenza per fare bene. Ha tecnica, passo, grande generosità. Ma deve giocare più dentro l’area: lo sta facendo, i numeri gli danno ragione. Raggiungerà la sua maturazione calcistica, è un ragazzo che merita».

Marchetti, Gardini, Quagiotto i tre nomi del Villafranca per il concorso. Parte una nuova volata come per Michele Porcelli?
«A Villafranca il concorso è sentito. Con Michele la famiglia ha fatto la sua gran parte, noi della società ci abbiamo messo del nostro, raccogliendo tagliandi in tutto il paese, spargendo la voce ai conoscenti. Ce la giocheremo anche quest’anno».

Marchetti è la star?
«È tornato a livelli altissimi. Federico sa cosa può dare ancora in termini di gol e prestazioni. E ha segnato solo su azione: particolare di grande peso specifico: rende l’idea di quanto incide sulle partite».

Perchè Gardini e Quagiotto?
«Perchè credo che un domani ne sentiremo parlare: sono... giovani vecchi, per usare un termine gergale. Gardini è un terzino destro di spinta, Quagiotto un play multiuso, ha grande qualità nel suo sinistro».

Se esistesse la panchina d’oro, chi sarebbe il suo candidato?
«Candiderei il mio Paolo Corghi: ora che l’ho conosciuto, direi lui anche se non fosse a Villafranca. Ha portato in testa all’Eccellenza una squadra che due anni fa era un gruppo sì di talento, peraltro grezzo, ma di perfetti sconosciuti. Ha lavorato bene per la società e non posso non dargliene atto».

Un nome oltre Corghi?
«Nicola Lonzar della Belfiorese: lo conosco bene, ha anche giocato qui. Ho visto una Belfiorese messa bene in campo, con idee chiare: la sua mano, come quella del direttore Mirko Cucchetto, mio amico, si vede in modo evidente. A loro va il mio plauso».

Ballarini, ex Pallone d’Oro, è da voi da metà stagione. Il suo giudizio?
«Mezza palla e fa gol. Franco è ancora profilo d’altissimo borgo in Eccellenza. Doveva ritrovare la forma fisica una volta arrivato da noi. Ora che ha la condizione è un fattore: sposta ancora gli equilibri».

Uno sguardo all’Eccellenza. Che tipo di campionato è?
«Un torneo fortemente condizionato, almeno in principio, dai ripescaggi: minor qualità, grande scollamento tra le prime quattro e il resto del gruppo. Dopo i due mercati di riparazione i valori si sono parzialmente riequilibrati».

Chi può vantare i giovani più interessanti?
«Mi piace molto il calcio che propone il Pescantina. Di profili come Rossi, Fiumicetti e Boni sentiremo parlare: per loro prevedo un futuro di rilievo, almeno in questa categoria».

Ultima domanda. Chi è il Pallone d’Oro d’Eccellenza, il giocatore fuori concorso?
«Per onestà devo guardare fuori provincia: Casarotto del Montecchio non c’entra niente coi dilettanti. Veramente fortissimo».•.