di Riccardo Perandini

Mirko Cucchetto: «Per una punta conta la pazienza. Vecchio stile ce ne sono poche»

L'intervista 20 mar 2022
Mirko Cucchetto da sei anni è il ds della Belfiorese Mirko Cucchetto da sei anni è il ds della Belfiorese

Diretto al sodo, quando conta davvero, senza sbagliare né tempi né modi: da giocatore, Mirko Cucchetto era così, un efficientista in piena regola. Punta vera, col nove sulle spalle, prodotto d'alta fattura della cara vecchia scuola: cacciatore di istanti, rapace d'area, uomo dei palloni pesanti. Appesi gli scarpini, ha dovuto reinventarsi. La sua firma, nel dilettantismo veronese, è rimasta di pregio: da sei anni è il direttore sportivo della Belfiorese. Lì ha portato più d'un calibro da novanta: da De Cao a Volpara, da Vesentini a Ballarini, da Speri a Faedo, e la lista potrebbe proseguire.

Cucchetto ha il cosiddetto «physique du role» per assolvere con giudizio ad un compito: analizzando i candidati alla dodicesima edizione de Il Pallone d'oro de L'Arena, a Mirko è richiesto di offrire la personale lettura sugli interpreti attuali e più in particolare sugli attaccanti.

Mirko, esistono ancora i numeri nove alla Cucchetto? Ce ne sono sempre meno. Ma di punte vecchio stile qualcuna ne rimane: Ballarini, Vesentini, Brunazzi. Sono nomi di peso nel panorama veronese, hanno giocato in tutte le piazze storiche. E, mi permetto: Belfiore compresa.

Tra le giovani leve, c'è un nuovo Cucchetto? Direi che ci sono profili che possono ritagliarsi una carriera importante. Merita attenzione Chesini del Garda, un 2002 interessante. Poi Boni e Fiumicetti del PescantinaSettimo.

Direttore della Belfiorese da sei anni. Come potresti riassumere la tua esperienza risolta in un concetto? Correttezza e credibilità. Credo di aver dato e ottenuto rispetto.

Qual è il tuo credo nella gestione sportiva? Promettere il possibile, non illudere. Poi ho un'impostazione mia nel formare la rosa: prima scelgo l'allenatore, insieme a lui i 4-5 riferimenti dello spogliatoio. Poi pesco sempre qualche potenziale da rigenerare: non faccio nomi, ma chi si è ricostruito come giocatore a Belfiore sa di cosa parlo.

Entriamo nel succo dell'intervista. La miglior punta dell'Eccellenza? Mi ripeto con tre nomi: Ballarini, Vesentini, Brunazzi.

C'è un tecnico che ha nel suo bagaglio l'arte di far rendere le punte? Indubbiamente Corghi, le sue squadre segnano valanghe di gol. Poi guardo in casa mia e dico Lonzar: sa il fatto suo, si sta distinguendo.

Il maestro di Cucchetto? Tatticamente, Orazio Barana. Mi ha insegnato movimenti nuovi a ventisette anni, non credevo di dover imparare ancora: mi sbagliavo. Sul piano temperamentale, Vignola e Lissandrini.

Da ex punta, cosa osservi in un attaccante? Parto da questo concetto: esistono i giocatori di calcio, poi ci sono gli attaccanti. Chi ha giocato col numero nove, sa a cosa alludo. La miglior dote? La pazienza: il vero attaccante sa attendere il suo attimo. Ce n'è sempre almeno uno in una partita.

Una punta da... Pallone d'oro? Zerbato, Righetti e Marchesini.

Il potenziale nascosto? Bonetti del Valgatara: se sta bene, ha grande impatto sulle partite.

Peschiamo nell'argento: nomi di pregio? Sinigaglia, Favalli, Turozzi. Per i giovani scelgo Miatton dell'Atletico Cerea.

Un bronzo luccicante? Allora dico due giocatori che conosco bene: Fresolone e Gramegna. Ci giocavo contro, un piacere vederli ancora in campo.