Di Stefano Joppi

Riecco Montresor, Sona come vetrina: «Un gruppo forte»

PALLONE D’ORO. Aveva chiuso al settimo posto nella scorsa edizione 07 apr 2021
Giacomo Montresor in azione con la maglia del Sona FOTOEXPRESS Giacomo Montresor in azione con la maglia del Sona FOTOEXPRESS

Ci riprova. Con maggior convinzione. Giacomo Montresor, difensore del Sona, non è nuovo al Pallone d’Oro. Ventuno anni ad ottobre è entrato nei top 10 dell’edizione dello scorso anno. Quasi 37mila i voti raccolti per il settimo posto finale a premiare il fluidificante terzino rossoblù. Un ragazzo dalle idee chiare in campo ma soprattutto fuori. «Ho preso il diploma in agraria e ora sto frequentando un corso in marketing agroalimentare presso una cantina di Pedemonte. Ritengo che il mondo agricolo ma soprattutto quello del vino apra importanti prospettive lavorative. La bottiglia da consigliare? Beh senza dubbio l’Amarone», racconta nel giorno di Pasquetta il ragazzo di Bussolengo. Suo fratello Filippo, 24 anni, milita in Seconda categoria con la squadra del paese. «È molto più tecnico di me», afferma convinto Giacomo che ha iniziato nelle giovanili del Bussolengo prima di passare al Sona. «Sono arrivato in età di Allievi e tutt’ora il mio cartellino è di proprietà della società. Sì, ho sentito in questi giorni che qualche squadra d’Eccellenza mi ha richiesto ma sinceramente non so nulla di più. Preferirei finire il campionato al Sona anche se le scelte non dipendono da me. Qui mi trovo molto bene e tra l’altro ho particolarmente legato con Dellafiore e Gerevini, due grandi professionisti. Poi c’è il grande feeling con i ragazzi della “vecchia” guardia Carletti, Valbusa e Gecchele», racconta Montresor rammaricato per un infortunio a gennaio che l’ha tenuto fermo un mese. «Siamo una rosa ampia e forte e trovare spazio non è facile. Sicuramente il livello rispetto all’Eccellenza dove ho giocato negli ultimi due anni è decisamente superiore». Ma non si lamenta più di tanto il terzino scaligero che ricorda il debutto in prima squadra a fianco di Marco Zamboni, ex giocatore di Juve, Napoli, Hellas e tante altre società professionistiche. «Lui mi ha sempre aiutato e dispensato consigli come se fosse un secondo mister in campo». A proposito di allenatori… «ho avuto prima Giuseppe Brentegani. Insieme abbiamo vinto i play out per rimanere in Eccellenza, poi è arrivato Fabrizio Sona e a metà anno Marco Tommasoni. Una stagione culminata con permanenza facile-facile in categoria. L’anno scorso il ritorno di Brentegani e la conquista della serie D. Con Brentegani ho giocato molte partite, lui mi preferiva più difensore mentre per Tommasoni dovevo spingere molto di più in fase d’attacco. Sono due tecnici diversi tra loro». In questa stagione da Tommasoni a Damini. «Il primo ti spinge ad un approccio alla partita molto professionistico, parte dallo studio dell’avversario e più di una lavagna tattica. Damini dal canto suo punta tantissimo sulla crescita del gruppo, crea le occasioni per stare insieme. È un calcio meno esasperato più alla mano. Il cambio di panchina è stato necessario per dare una scossa all’ambiente dopo una lunga serie di risultati negativi», continua Montresor che durante le partite è seguito da papà Mario e dallo zio Attilio. «Quando si poteva venivano spesso anche in trasferta», sorride Giacomo pronto a sguinzagliare familiari e vicini di casa nella raccolta tagliandi del Pallone d’Oro.