Di Stefano Joppi

«Siamo un bel gruppo Il mio idolo? È Kakà»

26 mag 2021

Una mezzala sgusciante alla ricerca di una identità ma soprattutto di minuti di gioco. Nicolò Cengiarotti, vent’anni di San Martino Buon Albergo, è uno dei ragazzi del vivaio nerazzurro pronto a cogliere al volo la prima opportunità per scendere in campo. Domenica nella gara interna con il Camisano, persa dall’undici di Baù, è stato gettato nella mischia a giochi praticamente fatti. Ma il baby centrocampista sa bene che ogni istante sul rettangolo verde è importante per la sua crescita calcistica. «In questo mini torneo d’Eccellenza la posta in palio è molto alta e tutte le squadre cercano di capitalizzare l’occasione, unica, di salire in serie D. In questo caso è evidente che non si vuol lasciare nulla d’intentato e ci si affida ai giocatori di maggior esperienza. È un torneo ancora tutto aperto, dove manca una vera e propria leadership. La classifica rimane corta e le sorprese si palesano ogni domenica. Forse il Valgatara ha qualcosa in più. Ma attenzione al Montecchio. Noi siamo partiti bene conquistando subito due vittorie ma poi ci sono stati i successivi passi falsi a raffreddare gli entusiasmi. L’intento della società, quando si è iscritta al mini campionato, era chiaro: riprendere l’attività agonistica dopo il lockdown e aumentare il bagaglio d’esperienza della rosa in vista della prossima stagione», afferma con realismo Nicolò. Il diploma conseguito al liceo scientifico Galileo Galilei gli ha aperto la strada a ingegneria biomedica a Padova. «A dir il vero la mia prima scelta era fisioterapia a Verona ma i posti ristretti a disposizione mi hanno portato nella città del Santo. È una branchia di studio che mi affascina e che mi coinvolge totalmente. Il calcio è una grande passione ma prima di tutto c’è lo studio», continua il ragazzo scaligero tifoso sfegatato del Milan pronto a gioire per l’accesso della sua squadra alla Champions League. «Sì, domenica sera ho festeggiato con mio papà Angelo. Lui però è tifoso della Juventus», sorride Nicolò che ha abbandonato i colori bianconeri abbagliato dalla magie di Kakà. «Ovviamente riviste in cassetta dato che nei suoi anni di splendore ero poco più di un bambino. Il suo modo di prendere palla e verticalizzare l’azione, spesso con una progressione irresistibile, era da esteti del calcio. Un campione indimenticabile. Le mie qualità? Beh non sono certo un lottatore. Mi piace giocare palla a terra, cercare la triangolazione sfruttando lo scatto breve. No, nel gioco aereo non ci so fare più di tanto», continua Cengiarotti ben integrato nel gruppo squadra. «C’è unità d’intenti, stiamo bene tra di noi. In particolare vado d’accordo con De Rossi, Oliboni e Menegazzi. Sarà anche perché ricopriamo lo stesso ruolo di centrocampisti. Conosco l’iniziativa de L’Arena del Pallone d’Oro. Una buona vetrina per noi giocatori. Seguo l’evolversi della competizione. Ecco se dovessi votare qualcuno la mia preferenza andrebbe per Lorenzo Aldegheri, il portiere del Caldiero. Lo conosco, a volte ci troviamo. È un ragazzo molto simpatico ed esuberante ed è dei nostri visto che abita a Marcellise», conclude Nicolò con in testa il pensiero fisso di laurearsi. «Lo studio viene prima di tutto anche se il calcio continua ad essere il mio più grande dei divertimenti».•.