di Riccardo Perandini

Stefano Carigi: «Zerbato è il mio highlander. I giovani? Dico Boni e Fiumicetti»

INTERVISTA 12 mar 2022
Un pallone in famiglia Papà Stefano Carigi con Christian a Pescantina Un pallone in famiglia Papà Stefano Carigi con Christian a Pescantina

Parola di “Gil”. Una carezza a Marastoni, una sottolineatura su Enrico Mori, l’occhio che non può eludere Fabio Sinigaglia.

Stefano Carigi, ex direttore sportivo del PescantinaSettimo del triplo balzo dalla Seconda all’Eccellenza, fa scorrere il suo occhio acuto tra le colonne dei candidati alla dodicesima edizione de Il Pallone d’oro de L’Arena.

C’è un sorriso per i suoi ragazzi, una smorfia per chi ha lusingato nelle sue campagne acquisti, senza peraltro strappare un sì. Si parte dai singoli per arrivare, più diffusamente, a dare una passata d’evidenziatore sulle società che più si stanno strutturando in ogni ramo della loro filiera. «Un nome di prospettiva? Punto su Marastoni del San Giovanni Lupatoto», la prima sentenza di Carigi, detto appunto “Gil”. «Uno che ha rapidità, mente svelta, gamba da giocatore vero. Un profilo da seguire: vale di più dell’attuale Promozione».

Tanti i giovani al centro dell’attenzione. I più interessanti? «Boni e Fiumicetti del PescantinaSettimo: li volevo anch’io, sono arrivati quando la mia esperienza s’era conclusa. Il campo racconta che meritano la possibilità di un salto di categoria. Non ero l’unico ad averne intravisto le potenzialità».

Un potenziale ancora tutto da scoprire? «Enrico Mori del Lugagnano: su di lui ci credevo, ha doti tecniche e umane non indifferenti. Deve ancora esprimere tutte le sue qualità».

Un nome che non passa mai di moda? «Quello di Lorenzo Zerbato: chi - come lui - si conferma ogni anno ha qualità vera, è calciatore dentro».

Tra Prima e Promozione, chi ha un argento... aureo addosso? «Matteo Tommasi del San Peretto come Ignacio Shults della Virtus. Una punta che contatterei sempre se tornassi in attività: sa fare gol come far girare la squadra».

Il bomber buono per ogni categoria? «Fabio Sinigaglia: segna sempre, in ogni categoria appunto. La sua storia, direi, parla per lui».

Un nome fuori lista invece? «Esprimo il mio personale gradimento per Jacopo Zivelonghi del San Peretto. Chi lo conosce potrà capire: sta dimostrando di avere attributi importanti, sia dal punto di vista calcistico che umano».

Il Pallone d’oro ad una società? «Per la crescita manifestata negli ultimi anni, in cima alla lista metto il Montorio. Poi, dico il Villafranca: nei dilettanti è tra le più strutturate in ogni settore».

Dopo Hellas, Virtus e Legnago, la Verona del pallone può avere un nome nuovo nei professionisti? «Punto sul Caldiero: ha struttura e uomini per puntare al salto di categoria. Potrebbero meritarlo nel futuro prossimo: lo auguro a tutta la società gialloverde».

Deve contattare un allenatore. Il primo nome sulla lista? «Non c’è una lista: penso subito a Gianni Canovo. Abbiamo vinto tre campionati di fila a Pescantina. E a Castelnuovo, in una realtà completamente diversa, è ancora in testa alla classifica».

La Panchina d’oro a chi la darebbe? «Faccio tre nomi oltre a quello di Canovo: Corghi, Lonzar e Andrea Corrent. Sono loro gli emergenti di cui so che sentiremo parlare nei prossimi anni».

Stefano, concludiamo. Dopo Pescantina tornerà nel calcio ancora da protagonista? «Lo spiraglio c’è, la porta è aperta. Ovviamente ne deve valere la pena. Ma il calcio rimane sicuramente nei miei pensieri: se e dove dovessi tornare lo deciderò un po’ più avanti...».