di Riccardo Perandini

«Vivo di desideri e motivazioni Ora attendo una nuova scintilla»

Giuseppe Brentegani 21 mar 2022

Medaglie disseminate in quattro categorie, l'ultimo acuto due anni fa, a Sona, con un'Eccellenza, seppur monca di sette partite a causa del Covid, vinta da outsider. Giuseppe Brentegani, nel veronese, è ancora un nome rinomato: giocatore fino alla soglia dei quarant'anni, allenatore per sedici campionati in piazze storiche, come Rivoli, Team Santa Lucia, la vecchia Albaprimavera, il Bardolino, il Sona. Negli anni Brentegani s'è affermato come maestro di praticità, cultore di un calcio equilibrato, redditizio in tutte le categorie, per cui s'è arrampicato dalla Seconda all'Eccellenza. Nella lunga lista di candidati alla dodicesima edizione de Il Pallone d'oro de L'Arena figurano molti dei suoi figliocci: dalle giovani leve ai totem, dagli ex professionisti a chi potrebbe ancora diventarlo. Beppe li va a pescare, mescolando, nella sua analisi, cifra tecnica e curiosa aneddotica.

Mister, iniziamo con una domanda scomoda: dopo l'Eccellenza vinta a Sona, non sei più tornato in panca. Una casualità o una scelta?
«Per scelta. Non voglio allenare per forza: si vive di desideri e di motivazioni. Deve scattare una nuova scintilla, altrimenti sto bene così».

Eppure qualche chiamata è arrivata...
«Sì, non lo nego. Mi ha stupito che chi mi ha cercato con più insistenza erano società fuori regione: Lombardia e Trentino. Ero tentato, ho la curiosità di mettermi in discussione in campionati che non conosco. Ma non sempre è possibile conciliare la passione con il lavoro, non me la sono sentita di accettare».

Il significato profondo della tua carriera?
«Uno su tutti: posso piacere o no, ma mi sono conquistato ogni categoria sul campo. Ho vinto la Seconda e l'Eccellenza col Rivoli e col Sona, dalla Prima e dalla Promozione, col Team e il Bardolino, sono salito tramite i play-off. I passi avanti me li sono meritati sul campo».

Tanti i tuoi ex allievi tra i candidati de Il Pallone d'oro. Il nome di spicco?
«Filiciotto del Caldiero: un centrocampista moderno, completo, con gamba, passo, ottima tecnica, visione di gioco. Vale l'alta serie D, ma anche in serie C non sfigurerebbe».

C'è «giovane-vecchio» su cui è bene dare una passata d'evidenziatore?
«Pietro Gecchele del Sona. L'ho allenato, arrivava da terzino, l'ho reimpostato centrale difensivo. Se migliora nel colpo di testa può fare il balzo in C, un obiettivo che rientra nelle sue corde».

Devi scegliere un numero uno...
«Gabriele Carletti del Garda: insieme, abbiamo vinto l'Eccellenza a Sona. Ha l'essenza del portiere: para ed ha la "mattanza" dei veri numeri uno».

Conosci bene pure Prima e Promozione. Chi ha l'argento vivo addosso?
«Beverari del Pastrengo vale almeno la Promozione. Scelgo lui assieme a Favalli del Bovolone. Una vera punta: bravo a giocare per la squadra, decisivo in area. Infine Lombardi del Malcesine».

Un giocatore già allenatore in campo?
«Samuele Avanzi, a Sona non dovevo dirgli niente: ci intendevamo con uno sguardo o un cenno d'intesa».

Il profilo con la maggiore qualità?
«Filippo Tanaglia, l'ho avuto a Sona: fuori categoria anche nei dilettanti. Poi Freoni, il faro del centrocampo del mio Bardolino».

Mister, una curiosità. E' dura fare calcio sul Garda?
«La verità? La zona è godereccia, a volte l'attenzione dei calciatori finisce... fuori campo. Ma non cambierei nulla delle mie esperienze: qui vivo e ho vinto, le stagioni sul Garda le porto con me».

Il collega visionario?
«Di certo Guerrino "Squiri" Gelmetti: in quanto a conoscenza calcistica, non lo batte nessuno».

Mister, concludiamo. Tre nomi fuori concorso?
«Come presidente Lino Maestrello, come diggì Lauro Bonsaver, poi Claudio Ortombina come responsabile della prima squadra. Un piacere averli incontrati nel mio percorso: loro sanno il perchè».. © RIPRODUZIONE RISERVATA