di Riccardo Perandini

«Zerbato, parlano le cifre: Sinigaglia killer d’area»

SOTTO I RIFLETTORI 31 mag 2022
Stefano Paese  Allenatore del Montorio che ha concluso l’EccellenzaGiovanni AntoliniFrancesco Conti Stefano Paese Allenatore del Montorio che ha concluso l’EccellenzaGiovanni AntoliniFrancesco Conti

Mister Equilibrio. Stefano Paese è uno dei profili emergenti tra gli allenatori. Ex metodista di lungo corso, Paese, 44 anni, oggi alla guida del Montorio in Eccellenza, incarna il senso della misura: passista tutto fosforo quando giocava, grande equilibratore, con estimatori in crescita, da quando allena. Sia a Pozzo, in Prima, dove ha iniziato appena dopo aver smesso di giocare, che a Montorio, Paese era una scommessa: s’è calato in punta di piedi nella veste, ha capito le esigenze dell’ambiente, ha lavorato con cultura della condivisione, sempre centrando l’obiettivo, che si parlasse di salvezza o di lotta ai piani alti. Il consolidamento in Eccellenza è il punto più alto di un vissuto da profondo conoscitore della Verona nel pallone, girata in lungo e in largo. Molti tra i candidati alla dodicesima edizione del Pallone d’oro sono stati suoi compagni, avversari, allievi. Profili di cui può parlare per esperienza diretta. Mister, prima domanda a bruciapelo. Chi è il pallone d’oro dei dilettanti? «Lorenzo Zerbato del Caldiero: numeri e prestazioni parlano per lui. Mi accodo anche io al coro di elogi: li merita tutti». Sei un profilo emergente in Eccellenza. Il miglior giovane della categoria? «Elia Quagiotto del Villafranca, trequartista di qualità che ha un grande impatto sulle partite. Può costruirsi una carriera significativa». Podio: primo Zerbato, seconda e terza piazza? «Il nostro Andrei Stavarachi, prodotto del vivaio montoriese. Poi Emilio Brunazzi della Belfiorese: più passano gli anni, più migliora. Gioca sempre ai mille all’ora, è un atleta nel vero senso della parola». Montorio è una delle poche società a costruirsi i giocatori in casa. Il merito a chi va? «Alla società e al lavoro sinergico tra dirigenti e tecnici: a Montorio fa la differenza l’ambiente. I ragazzi che arrivano in prima squadra hanno cultura del lavoro, sono già pronti ad assimilare lo scarto tra il vivaio e il calcio adulto». Un nome su tutti? «Oltre a Stavarachi, Giovanni Antolini: ha un valore che supera l’Eccellenza. Ma non sono e non saranno gli unici: la lista è lunga». Podio del Pallone d’argento. I tre prescelti? «Ignacio Shults della Virtus: punta che fa reparto da solo. Fabio Sinigaglia dell’Aurora Cavalponica, una sentenza in area di rigore. Poi Matteo Bellamoli dello Zevio, è un ex Montorio: ha bisogno di fare esperienza di categoria ma ha qualità tecniche interessanti». Sei partito ad allenare a Pozzo, in Prima, dove giocavi fino all’anno precedente. Da lì è iniziata la scalata all’Eccellenza: dove si vede la mano di Paese? «Aggiornarsi sulle metodologie è fondamentale, ma capire cosa serve nell’ambiente in cui ti trovi fa la differenza. Il mio compito è quello: lavorare dove serve, coi giocatori che ho. Sempre condividendo la gestione con la società». Un nome di un altro tecnico emergente? «Nicola Lonzar a Belfiore ha fatto benissimo. Poi faccio un nome magari poco noto: Alessandro Montorio della Primavera del Legnago. Ha una preparazione fuori dal comune, credo ne sentiremo parlare presto». Il tuo maestro sul campo? «Beniamino Vignola, l’ho avuto a San Martino in Eccellenza. Sul piano della preparazione indiscutibile, osservazione ovvia per il passato che ha avuto da giocatore. Ma è sul piano motivazionale che mi è rimasto dentro: per lui davamo anche quello che non avevamo in corpo». Hai giocato anche in Seconda. Esistono principi allenanti trasversali alle categorie? «Metodi e obiettivi delle sedute dipendono da giocatori e strutture. Ciò che non ha categoria è la mentalità: ho avuto compagni con approccio professionistico anche in Seconda categoria. La cultura del lavoro è il primo ingrediente di ogni gestione, in tutte le categorie: senza non è calcio». Concludiamo con il podio del Pallone di Bronzo. I tuoi eletti? «Stefano Ferrarese del Borgoprimomaggio, Francesco Conti del Noi La Sorgente e Filippo Pavoni della Clivense».•.